
La decisione europea non cancella automaticamente l’inibizione dell’ex presidente della Juventus, ma rafforza il diritto a una tutela giudiziaria effettiva
Una decisione destinata ad avere conseguenze importanti sul sistema della giustizia sportiva italiana. La Corte di giustizia dell’Unione europea si è pronunciata il 16 luglio 2026 sulle cause riunite C-424/24 e C-425/24, nate dai ricorsi presentati da Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene contro le sanzioni ricevute nell’ambito del procedimento sportivo sulle plusvalenze della Juventus.
La Corte europea non ha annullato direttamente i provvedimenti nei confronti dei due ex dirigenti bianconeri. Ha però stabilito un principio fondamentale: chi riceve una sanzione sportiva capace di limitare lo svolgimento della propria attività professionale deve poterla contestare davanti a un giudice indipendente, dotato anche del potere di cancellarla e di adottare eventuali misure cautelari.
Il punto centrale della sentenza
Secondo i giudici europei, un’inibizione estesa a tutti gli Stati membri dell’Unione rappresenta una limitazione alla libertà di circolazione e alla possibilità di esercitare un’attività professionale.
Una restrizione di questo tipo può essere considerata legittima quando serve a proteggere un interesse generale, come il rispetto delle norme finanziarie e contabili da parte delle società calcistiche. Deve però risultare proporzionata, trasparente e fondata su criteri oggettivi e non discriminatori. Sarà il giudice nazionale a verificare se queste condizioni siano state rispettate nel caso riguardante Agnelli e Arrivabene.
La Corte riconosce quindi l’importanza dell’autonomia dello sport e della necessità di garantire la regolarità delle competizioni, ma precisa che tale autonomia non può impedire agli interessati di ottenere una tutela giudiziaria completa.
Un giudice deve poter cancellare la sanzione
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda i poteri della giustizia ordinaria. Nel sistema italiano, infatti, il giudice amministrativo può riconoscere un eventuale risarcimento economico, ma incontra limiti quando si tratta di annullare una decisione disciplinare adottata dagli organi sportivi.
Per la Corte UE, una semplice possibilità di ottenere un risarcimento non è sufficiente. L’interessato deve avere accesso almeno a un organo giurisdizionale realmente indipendente, istituito dalla legge e capace di verificare nel merito la legittimità del provvedimento.
Questo giudice deve poter annullare la sanzione e, quando necessario, sospenderne temporaneamente gli effetti attraverso misure cautelari. Devono inoltre essere garantiti il diritto alla difesa, il contraddittorio tra le parti e un controllo effettivo sulla decisione contestata.
La normativa europea non impone necessariamente due gradi di giudizio. È sufficiente che almeno uno degli organi chiamati a pronunciarsi possieda tutte le caratteristiche di indipendenza e imparzialità indicate dalla Corte.
Cosa cambia per Andrea Agnelli
La pronuncia rappresenta un passaggio favorevole alla posizione sostenuta dall’ex presidente della Juventus, ma non equivale a un’assoluzione né alla cancellazione immediata dell’inibizione.
La Corte di giustizia ha fornito l’interpretazione delle norme europee, mentre la decisione concreta spetterà al giudice italiano. Il TAR del Lazio dovrà ora valutare sia la proporzionalità delle sanzioni sia l’effettiva capacità degli organi della giustizia sportiva italiana di offrire una tutela conforme al diritto dell’Unione.
Il pronunciamento potrebbe comunque aprire una nuova fase non soltanto per Agnelli e Arrivabene. Il principio affermato dalla Corte è destinato a essere applicato anche in altre controversie nelle quali una sanzione sportiva incida sulla carriera professionale, sulla libertà di lavorare o su altri diritti riconosciuti dall’ordinamento europeo.
Possibile svolta per la giustizia sportiva italiana
La sentenza potrebbe spingere il legislatore e le istituzioni sportive a rivedere l’attuale rapporto tra giustizia federale e giustizia ordinaria.
L’autonomia dello sport resta riconosciuta, ma non può trasformarsi in un sistema privo di un controllo esterno realmente efficace. Le decisioni disciplinari potranno continuare a essere adottate dagli organi federali, ma dovrà essere garantita la possibilità di sottoporle al controllo di un giudice con poteri adeguati.
Per Andrea Agnelli si tratta quindi di un risultato giuridico significativo, anche se la partita non è ancora definitivamente conclusa. La parola torna ora ai giudici italiani, chiamati ad applicare i principi stabiliti dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Il titolo evita di far credere che la Corte europea abbia già cancellato direttamente la sanzione di Agnelli, circostanza che dovrà essere valutata dal giudice italiano.